1. ICOMOS – Presentazione del nostro progetto di comunicazione. Convegno di presentazione del Simposio Internazionale “Heritage and Landscape as Human Values”

    Intervento di Stefano Esposito

     

     

     

    Il progetto di comunicazione e di allestimento degli spazi per il 18th International meeting del 2014 che si svolgerà proprio qui a Firenze si fonda sul tema del simposio Haritage and Landscape as Human Values e sui 5 sottotemi individuati dal comitato scientifico internazionale.

    L’analisi che segue lo sviluppo dei Topic in discussione mira a coniugare significati e comunicazione così da ciascuno dei temi sono state estrapolate le “parole-chiave” con l’obiettivo di collegare immediatamente immagine e significato per ciascun argomento.

     

    Tourism

    Landascape

    Sustainability and Tradition

    Local empowerment

    Conservation

     

    Il progetto muove dall’ambizione di costruire un sistema di segni che definisce un linguaggio della significazione in relazione ai contenuti in discussione nel simposio.

    La prima suggestione è stata quella di attingere ad un sistema culturale/artistico che ha operato rispetto alla realtà attraverso procedimenti di astrazione concettuale e formale. Mi riferisco alle esperienze artistico/didattiche di Paul Klee, al suo disegno attraverso segni, pochi ed eloquenti, che definiscono una propria visione del mondo ed una certa ricerca della struttura della realtà che sostiene la relazione tra le cose. Penso a Calvino in quella sua ricerca, sulla lingua e sulla letteratura, di andare oltre ciò “che è portato” per evidenziare ciò che “ha il compito di portare” e sostenere. Penso alla ricerca artistica di Fausto Melotti dove l’arte non rappresenta, ma trasfigura i simboli in realtà, all’arte come viaggio dove si manifesta una certa “inquietudine delle memorie”.

    Così i primi schizzi in relazione ai sottotemi del simposio sono linee semplici, sintetiche che operano un processo di sottrazione che si arresta sulla soglia dell’immaginario, che lega il tema della conservazione e tutela del patrimonio storico/artistico ad un possibile futuro.

    Ed anche il vuoto intorno a questi “fili” che alludono a forme, a tradizioni, a paesaggi sono silenzio meditativo, sono un vuoto eloquente che apre spazi virtuali e piani immaginari.

    Ma non era sufficiente il disegno, era necessario invece che queste “tracce” diventassero tridimensionali, che fossero delle vere e proprie “Macchine di senso” come dei piccoli “teatrini” della realtà e del nostro patrimonio, ognuno collegato ad un sottotema del dibattito.

    Una sorta di “sentinelle policrome” pensate per essere realizzate dalle sapienti mani di artigiani.

    Gli elementi immaginati nella loro tridimensionalità vengono rielaborati e ricondotti, con gesto di sintesi, alle due dimensioni necessarie a comunicare significati attraverso la grafica.

    Così la base di tutti i manifesti è un disegno astratto che richiama alla mappatura di un “suolo” comune a tutti i sottotemi, un palinsesto sul quale poter continuamente scrivere la storia del nostro patrimonio.

    Segni topografici, linee di un “processo archeologico” di sovrapposizione del nostro patrimonio trasformazione e sedimentazione che alludono alla struttura profonda ma cangiante delle cose. Tra queste compaiono, come un rilievo, un’incisione sul suolo che le segue e le sottolinea, il Logo dell’Icomos e il tema della 18th General Assembly.

    Dunque il progetto di comunicazione è l’unione ideale e reale di 5 manifesti ognuno legato al proprio sottotema.

    Complessità e sintesi così attraverso un processo di astrazione grafica, quasi ideogrammatica delle “Macchine di senso” quest’ultime si traducono in una sorta di origami collocato sul disegno/suolo del manifesto.

    La complessità e la ricchezza dei temi del dibattito non si riducono ad un unico manifesto, ma è la stessa complessità a diventare progetto di comunicazione.

     

     

    Chiudo affermando che tutto questo lavoro vorrebbe condurre l’asse della storia, del nostro patrimonio, su una direzione orizzontale della conoscenza, sul valore della contemporaneità che la conservazione deve assumere.

    Con-servare cioè custodire attraverso l’unione, la partecipazione, il collegamento, così l’accento si sposta sul prefisso “con” ossia “insieme”, implica la relazione con tutte le contemporaneità della realtà, implica la reale possibilità che sempre più  la conservazione e la tutela del patrimonio sia parte strutturale e fondativa della trasformazione e della costruzione sociale, economica e culturale di una comunità.

    D’altronde sono convinto che ogni elemento del passato contenga “avvenire”.

     


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